Dopo il parto il cane Ivy ha iniziato a darle fastidio...

...un fenomeno di cui si parla ancora poco

di Noemi Penna

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15 Luglio 2026
«Mi sentivo in colpa perché all'improvviso il mio cane mi irritava». Per Elen Pinsky Keren, laureata in psicologia e fondatrice della piattaforma The Postpartum Society, è stato uno dei sentimenti più difficili da accettare dopo la nascita del figlio. Ivy, la sua cagnolina, era sempre stata parte della famiglia: dormiva nel loro letto, li accompagnava in vacanza e occupava un posto speciale nella sua vita. Poi è arrivato il neonato. E, quasi senza accorgersene, ogni abbaio, ogni rumore delle unghie sul pavimento, perfino i gesti che prima trovava teneri hanno iniziato a sembrarle insopportabili. Non perché avesse smesso di amare la sua cagnolina. Ma perché il suo cervello, il suo corpo e le sue emozioni stavano attraversando una trasformazione profonda.


Quando il proprio animale diventa "troppo"
Secondo gli specialisti, questo fenomeno ha un nome: postpartum pet aversion, ovvero l'avversione verso l'animale domestico nel periodo successivo al parto. Non è una diagnosi medica ufficiale, ma è un'esperienza molto più comune di quanto si pensi. Per molte neomamme (e, in alcuni casi, anche neopapà), il ritorno a casa con un bambino stravolge completamente gli equilibri quotidiani. Le notti insonni, l'allattamento, i continui cambi di pannolino e la responsabilità di prendersi cura di un neonato lasciano pochissimo spazio alle energie mentali. È proprio in questo contesto che alcuni comportamenti dell'animale domestico possono diventare fonte di stress. «Interagire con il proprio animale può sembrare un'ulteriore incombenza, invece di essere un momento piacevole», spiega Marilyn Cross Coleman, assistente sociale specializzata nella salute mentale perinatale. Molti genitori raccontano di sentirsi irritati dagli abbai, infastiditi dal rumore delle unghie sul pavimento o preoccupati dalla presenza del cane o del gatto vicino al bambino.



Non è il cane a cambiare: cambia il cervello
A rendere tutto ancora più difficile è il senso di colpa. 
Chi prova queste emozioni spesso si convince di essere diventato una cattiva persona o di non amare più il proprio animale. Secondo gli esperti, la causa non va cercata nel comportamento dell'animale. Dopo il parto il cervello materno attraversa importanti modificazioni neurologiche e ormonali che hanno un obiettivo preciso: concentrare tutte le risorse sulla sopravvivenza del neonato. A questo si aggiungono la deprivazione di sonno, la stanchezza cronica e la continua stimolazione sensoriale tipica dei primi mesi. In queste condizioni, ciò che prima era fonte di conforto può trasformarsi in un ulteriore stimolo difficile da gestire. Elen racconta di essersene resa conto quasi per caso. «Alla fine della giornata pensavo: non ho dedicato nemmeno un minuto a Ivy», ha spiegato. «Non avevo smesso di amarla. Semplicemente, non mi era rimasta alcuna energia».

 

Anche gli animali vivono un cambiamento
Se i neogenitori affrontano una rivoluzione emotiva, anche cani e gatti devono adattarsi a una realtà completamente nuova. Nuovi odori, pianti improvvisi, visite continue, routine cambiate e meno attenzioni possono disorientare gli animali. Secondo l'esperto di comportamento canino Mel Ritterman, molti cani manifestano stress diventando più appiccicosi, più silenziosi oppure abbaiando di più. Non si tratta di gelosia. Più spesso stanno semplicemente cercando di capire cosa sia cambiato nella loro vita.


Cosa fare se succede
Gli specialisti invitano innanzitutto a non vergognarsi. Provare fastidio nei confronti del proprio animale domestico dopo il parto non significa aver smesso di amarlo, né essere un cattivo genitore. Nella maggior parte dei casi è una fase temporanea che tende a migliorare man mano che la famiglia trova un nuovo equilibrio. Può essere utile chiedere aiuto a parenti o amici per le passeggiate o altre incombenze legate all'animale, mantenere una routine il più possibile prevedibile e ritagliarsi anche pochi minuti al giorno da dedicare esclusivamente al cane o al gatto. «Nei giorni più difficili cercavo semplicemente di fermarmi qualche secondo per accarezzare Ivy o darle un bacio», racconta Elen. «Quei piccoli gesti hanno impedito che il nostro legame si spezzasse». Gli esperti sottolineano anche un altro aspetto importante: evitare decisioni drastiche, come cedere l'animale, durante le prime settimane dopo il parto, a meno che non esistano reali problemi di sicurezza.


Quando chiedere aiuto
Se irritabilità, tristezza, ansia intensa, senso di disperazione o difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane persistono ben oltre il rapporto con l'animale, è importante rivolgersi a un professionista. Questi sintomi potrebbero infatti rientrare in un quadro più ampio di depressione o ansia post partum, condizioni che meritano attenzione e supporto specialistico. Per molte famiglie, sapere che questa esperienza esiste e che non significa aver smesso di amare il proprio cane o gatto rappresenta già un enorme sollievo. Perché, come ricordano gli esperti, il legame con un animale non scompare all'improvviso: a volte resta semplicemente in secondo piano, mentre il cervello fa tutto il possibile per affrontare una delle trasformazioni più profonde della vita.